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Altre chiese

San Rocco

La chiesa di San Rocco si trova dietro l’abside della Prepositurale, in posizione rialzata, nei pressi del piccolo ponte di età romana a scavalco sul famoso Orrido.

La sua costruzione risalirebbe al 1484 come riporta l’incisione sull’architrave lapideo dell’ingresso, mentre la consacrazione avvenne nel 1502. A partire dal 1587 divenne sede della Confraternita dei Disciplini o Disciplinati: un gruppo di laici tutto rivolto alla preghiera e alla penitenza, che sarà poi sciolto nel 1786 per volere del Governo austriaco. La sala di detta confraternita si trovava al piano superiore, sopra all’attuale portico, ma di questa non sopravvive nulla se non in alcune stampe in cui viene mostrato l’aspetto che la facciata della chiesa aveva un tempo.

Nel 1968 venne interessata da importanti opere di restauro e oggi la chiesa è dedicata ai caduti di tutte le guerre e si propone come un insolito esempio di tempio religioso e al contempo civile.

A tal proposito particolari sono le due bombe che precedono il portale così come la raccolta di bandiere, documenti, terre dai campi di battaglia, foto e oggetti ritrovati nei luoghi delle due Guerre Mondiali e oggi esposi nella chiesa. Sulle pareti del Sacrario, infine, sono incise indelebilmente su lastre di pietra i nomi dei caduti bellanesi.

La dedicazione ai Santi Rocco e Sebastiano, invece, è da ricondursi al flagello della peste che colpì il territorio e alla presenza del Sentiero del Viandante che passa proprio sul ponte romano e sotto al portico del tempio. Chiese e cappelle dedicate a questi Santi, infatti, sono frequenti lungo l’antico tracciato.

L’interno è semplice e si compone di unica navatella con abside rialzata di pochi gradini. Degno di nota è la trave finemente lavorata che sorregge la grande Croce trionfale che precede il presbiterio, così come l’altare ligneo che ospita le statue del Cristo risorto e dei Santi Rocco e Sebastiano, tutte risalenti al Seicento; settecentesco, invece, è il paliotto di San Rocco. Sono invece andate perdute la pala raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi a cui è dedicata la chiesa e l’affresco absidale citate nella visita pastorale del 1611.

Seppur più recenti, meritano grande attenzione le due grandi tele posizionate ai lati dell’altare, ad opera del pittore bellanese Giancarlo Vitali.

Ex chiesa San Nicolao

La ex chiesa di San Nicolao si trova a margine del centro storico raggiungibile percorrendo la fitta rete di contrade. Essa è ubicata nel punto in cui l’antica strada per l’alto lago e poi la Valtellina si immetteva nelle strette vie del borgo: in quel luogo, sul fianco della chiesa, c’era una delle porte principali di accesso a Bellano, mentre su quello sinistro si accedeva alla sacrestia e al piccolo convento oggi non più esistenti.

La dedicazione a San Nicolao è da ricondursi alla vicinanza del Sentiero del Viandante, così come era consueto trovare, nell’area alpina, edifici dedicati al Santo in prossimità di percorsi o vie di transito destinati alle stazioni per viandanti e pellegrini.

L’edificio subì numerose vicissitudini sia di carattere storico che strutturale. Della sua esistenza si è a conoscenza già a partire dal 1295, anno in cui, per finalità fiscali, viene redatta una elencazione in cui figura l’esistenza di un convento degli Umiliati nel luogo in cui sorge il tempio. Questa comunità religiosa prosperò per molti secoli a Bellano, fino alla sua soppressione nel 1571 voluta da papa Pio V. Da quel momento il convento passò sotto la giurisdizione dei commendatari per poi passare, alla fine del XVIII secolo in mano di privati, anche se le pratiche religiose continuarono a svolgersi nella chiesa fino alla metà dell’Ottocento. Sconsacrata la chiesa, questa divenne poi magazzino del Setificio Gavazzi, mentre il resto del convento venne abbattuto.

La facciata con l’ingresso principale e il primo tratto della chiesa sono una aggiunta al corpo del primitivo tempio, e probabilmente risalgono al Cinquecento. La parte centrale e quella di fondo, composte da due campate, non sono allineate tra loro, probabilmente la causa è da ricercarsi nella presenza dell’importante strada che correva lungo il lato sud. I due ambienti, aggiunti nel tempo protendendo il corpo della chiesa verso ovest, sono introdotti da una sorta di arco trionfale decorati: la presenza di affreschi databili nella fase avanzata del Trecento riconfermano l’antica fondazione del complesso, e i decori sulla parete ovest dell’ultimo corpo aggiunto, risalenti al Cinquecento, tenderebbero a confermare che tali lavori avvennero ancora all’epoca degli Umiliati poiché sono ancora riconoscibili figure di frati appartenenti all’Ordine.

L’interno, attualmente con tetto a vista, è stato in precedenza suddiviso anche verticalmente realizzando due piani, mentre il presbiterio, rialzato di due gradini, ha conservato la pregevole copertura a crociera in mattoni.

Una lettura più chiara dello sviluppo architettonico della chiesa può essere fatta analizzando l’esterno della parete sud, quella a confine con l’antica via di comunicazione. Questo muro, infatti, racconta il susseguirsi dei diversi momenti edificatori. Si compone di filari di sassi e ciottoli per lo più ordinati, interrotti dall’inserimento, forzato e quindi postumo, del portalino e delle due finestre inquadrate da conci di pietra ben lavorati. Sebbene le forme architettoniche, come l’utilizzo dell’arco a tutto sesto, siano squisitamente romaniche, le tecniche e gli elementi utilizzati per la realizzazione delle aperture tradiscono l’epoca più avanzata in cui vennero aperte.

Internamente, sebbene la gran parte dei decori siano andati persi, sopravvivono alcuni frammenti di affreschi trecenteschi.

Nel primo arcone si riconosce il Redentore, sei profeti e l’Annunciazione, all’interno della nicchia della parete sinistra del secondo ambiente è presente l’Agnus Dei e due Sante, nella abside frammenti di santi e tracce di un grande Crocefisso. Queste opere sarebbero tra le più antiche testimonianze di affreschi della Provincia. Successivi sarebbero le grottesche e i due Santi presenti nel primo ambiente e risalirebbero al Cinquecento; del Seicento, invece, le decorazioni e i ritratti del secondo. La gran parte delle decorazioni e l’ancona citata nelle visite pastorali che si sono succedute nel tempo, tuttavia, non sono sopravvissute fino ai giorni nostri.

Attualmente l’edificio è di proprietà comunale e viene utilizzata per diverse iniziative di carattere culturale.

San Gottardo

San Gottardo è la chiesa della frazione Oro. Costruita nel XVI secolo in essa fu rinvenuto l’antico messale con l’annotazione della distruzione, nel 1341, della Prepositurale dei Santi Nazaro e Celso a causa di una violenta piena del torrente Pioverna.

La chiesa di San Gottardo venne costruita tra il 1569 e il 1579 e dell’impianto originario conserva solamente la volta a pennacchi del presbiterio mentre il resto della costruzione è frutto di un riassetto del Seicento.

La facciata è semplice, a capanna, con portale centrale in pietra sormontato da una grande finestra termale; sul lato destro è affiancata da un piccolo corpo di fabbrica che ospita la sacrestia al pian terreno e ingloba un piccolo campanile. Internamente la navatella termina nel presbiterio dove sull’altare maggiore è presente, incorniciata da una edicola con colonnine, fregio e timpano marmorei, una pala settecentesca raffigurante la Pietà e i Santi Gottardo e Benedetto, ed è affiancata da altri due dipinti coevi raffiguranti le Sante Lucia e Caterina da Siena da un lato e San Fermo dall’altro.

San Domenico

San Domenico è la chiesa della frazione Pendaglio. Fu edificata tra il 1680 e il 1681 con oblazioni degli abitanti e conserva intatte le sue sobrie forme tardo barocche.

Si tratta di un oratorio molto piccolo che gode di un panorama mozzafiato sul centro lago.

Esternamente la facciata, di color bianco cangiante, si presenta con uno schema a capanna con campaniletto, dotata di due panche in pietra che inquadrano il portale sopra il quale si aprono due finestre rettangolari. L’unico decoro presente consiste in un mosaico raffigurante una croce, realizzato con pietre e ciottoli.

L’interno è composto da un’unica aula rettangolare terminante nella abside rettangolare voltata a crociera, preceduta da graziose balaustre e da una Croce Trionfale poggiata su una trave. La pala, risalente al XVII secolo, raffigura la Madonna del Rosario con San Domenico.

San Carlo Borromeo

San Carlo Borromeo è la chiesa della frazione Pradello. La sua costruzione terminò nel 1611 e la dedicazione al Santo è tra le prime, dopo la canonizzazione avvenuta solamente nel 1610.

L’impianto originario ha subito nel tempo ampliamenti e ristrutturazioni, risalenti per lo più al XVIII e XIX secolo: del 1762 è la cappella della Beata Vergine del Rosario e del 1762 quella di San Grato. Con ogni probabilità la chiesa inglobò un edificio precedente, del quale avanza, sulla parete sinistra, un frammento d’affresco raffigurante di un santo. La facciata è semplice: affiancata da un elegante campaniletto è inquadrata da due paraste, con portale centrale in pietra sormontato da un timpano triangolare; poco più in alto si apre una finestra termale. Internamente la chiesa è oggi dotata di tre piccoli altari e l’impianto è ad unica navata.

Nel 1997 fu vittima di un furto che sottrasse il dipinto di San Carlo con i decori che lo contornavano e il dipinto di San Grato posto nell’altare destro. Oggi le opere visibili risultano quindi essere delle copie. Nell’altare di sinistra, invece, trova posto una statua raffigurante Sant’Antonio Abate.

San Bernardino

San Bernardino è la chiesa della frazione Ombriaco. Ciò che la rende particolare è però il culto che gli abitanti della frazione rivolgono ad un altro Santo: San Vincenzo.

Sebbene l’oratorio nacque con la dedicazione a Bernardino e Sebastiano, oggi sull’altar maggiore fa mostra di se il quadro raffigurante il Martirio di San Vincenzo, e proprio alle vicende di quest’opera è legato il cambiamento del patrono del borgo. Si narra che nel 1684 l’allora prevosto di Vendrogno commissionò ad un famoso pittore di Milano un quadro raffigurante il Martirio di San Vincenzo destinato all’oratorio di Inesio. Quando il quadro arrivò a Bellano, un gruppo di giovani vendrognesi scesero per andare a prenderlo ma, quando iniziarono a risalire il Muggio, iniziò a nevicare. Arrivati ad Ombriaco, poiché il sentiero era divenuto ormai impraticabile, decisero di fermarsi nel borgo e di depositare il quadro nella piccola chiesa per preservarlo dalle intemperie, con la speranza di poter riprendere il cammino il giorno successivo. La mattina seguente, tuttavia, la neve continuò a scendere copiosa, così come i giorni a seguire e il trasporto fu rimandato più volte. Ogni qual volta che i giovani si recavano ad Ombriaco per prendere il quadro, infatti, si verificava sempre qualcosa che ne impediva il trasporto lungo la mulattiera. A quel punto gli abitanti di Ombriaco iniziarono a pensare che il Santo avesse scelto di rimanere nel loro borgo e chiesero quindi al prevosto di Vendrogno di lasciare il quadro nella loro chiesa. Questi acconsentì e San Vincenzo divenne patrono della frazione, relegando i Santi Bernardino e Sebastiano a compatroni.

La costruzione della piccola chiesa avvenne tra il 1450 e il 1455, e subì alcune trasformazioni successive nel XVII e XIX secolo. La facciata è molto semplice, con tetto a falde, non presenta alcun tipo di decoro; al centro un piccolo portale sormontato da tre aperture con schema a serliana. Internamente il tempio è costituito da una navatella di stile barocco, con il presbiterio ed un solo altare. La pala al centro raffigura “La Madonna col bambino in gloria ed i SS. Bernardino da Siena e Sebastiano” del XVII secolo mentre su una parete del presbiterio è collocato il quadro “Martirio di S. Vincenzo” coevo al primo.

Beata Vergine Maria della Visitazione

Beata Vergine Maria della Visitazione è la chiesa della frazione bellanese Pennaso, condivisa con quella perledese di Portone. Anello di giunzione per i due comuni è proprio l’edificio religioso, e il motivo è da ricercarsi nel fatto che questo si colloca sull’antica via di accesso alla Valsassina, alla Val d’Esino e al Lago, passando da Bellano: era infatti necessario varcare quel “portone”, e il termine diede il nome al luogo.

L’oratorio, con origini romane, faceva parte della rete di avvistamento del sistema fortificato del Lario. Esternamente si presenta con una facciata, addossata ad un altro edificio, di forma rettangolare con portale in pietra rialzato di quattro gradini affiancato da due piccole finestrelle. Sopra di questo se ne apre una rettangolare di dimensioni maggiori a sua volta sormontata da un’apertura dalle forme più articolate. Internamente la chiesa vanta una discreta collezione di dipinti del Seicento: la pala dell’altare raffigura la Madonna col Bambino e Sant’Antonio da Padova, un’altra tela raffigura l’Adorazione dei Magi, molto simile a quella dipinta nel 1609 da Giovanbattista Secchi per la chiesa di San Pietro in Gessate in Milano. Di rilevante interesse sono anche le tele risalenti al 1676 raffiguranti scene mariane.

L’altare, secondo una storia locale, è frutto di un voto pronunciato alla Madonna da un viandante che, grazie alla sua intercessione, sfuggì ad un’imboscata da parte di alcuni briganti nel vicino vallone.

La tradizione orale vuole che gli abitanti della zona invochino la Madonna di questa chiesetta perché assicuri piogge rinfrescanti nei mesi più caldi.

Sant’Andrea

Sant’Andrea è la chiesa della frazione Bonzeno. Posizionata su un poggio panoramico che si affaccia sulla piana di Coltogno e sul lago, è raggiungibile a piedi percorrendo una scalinata corredata dalle suggestive cappelle della Via Crucis realizzate nel 1907.

Delle sue origini non si hanno molte notizie, tuttavia si è certi che la sua fondazione sia tra le più antiche degli oratori che costellano il paese. Sicuramente il tempio era già presente nel XIII secolo come attesta una annotazione nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, e notizie certe si hanno riguardo la sua riconsacrazione avvenuta il 2 novembre 1355, probabilmente a seguito di una rielaborazione strutturale. Con ogni probabilità i rimaneggiamenti che il complesso ha subito sono quattro e hanno riguardato la zona presbiterale e la navatella nel XVII secolo, l’altar maggiore costruito nel 1672 e rimaneggiato nel 1869, la cappella della Madonna nel 1653, quella di Sant’Eurosia nel 1683 e infine la costruzione del piccolo campanile nel 1741 con la cappella del crocifisso di qualche anno più tarda.

Attualmente la chiesa si presenta di stile barocco, con una facciata molto semplice, in contrasto con la ricchezza degli interni.

La prima, a capanna, si distingue per il bianco candido che la rende ben visibile dalla piana sottostante e dal lago. Presenta un portale in pietra sormontato da tre aperture con schema a serliana. All’interno è conservato un pregevole crocefisso del Duecento a grandezza naturale, dal volto segnato dal rigor mortis. La chiesa conserva inoltre un affresco con la Madonna col Bambino del primo Cinquecento mentre sono andati perduti gli affreschi della parete sinistra, strappati nel 1653 per la costruzione della seconda cappella.

San Francesco da Paola

San Francesco da Paola è la chiesa della frazione Biosio. La sua edificazione è del XVIII secolo, successiva alla visita pastorale del vescovo di Como Feliciano Niguarda che così descrive il borgo: “item un miglio sopra Bellano vi è una villetta de fochi 4, senza chiesa, detta Bioggio”.

L’oratorio è dedicato ai Santi Francesco da Paola e Filippo Neri, ha un impianto ad unica aula con presbiterio rialzato e abside semicircolare contenente un semplice altare in pietra sormontato dalla pala raffigurante l’Apparizione della Madonna di Caravaggio.

Di rilievo sono le balaustre barocche in marmo nero e rosso a specchio.

Esternamente l’edificio è molto compatto, e ingloba un piccolo campanile sul lato sinistro. La facciata è priva di decori ma si presenta molto articolata: tripartita da quattro paraste le ali più estreme piegano all’indietro dando maggior slancio alla porzione centrale dotata di portale e grande finestra dai contorni curvilinei e coronata da un particolare timpano dalle forme sinuose.

San Gregorio Magno

San Gregorio Magno è la chiesa della frazione Noceno. Citata già a fine XIII secolo nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani da G. da Bussero: “In plebe Belano loco Noxeno ecclesia Sancti Gregorii” è una delle tre chiese più antiche della Muggiasca.

Acquisisce il titolo di parrocchia a partire dal 1711 a seguito dello smembramento del territorio della chiesa parrocchiale di Muggiasca e lo conserva fino al 1986 quando, fortemente ridotta la popolazione, ritorna alle dipendenze originali.

L’edificio originale risale al medioevo ma non se ne conservano testimonianze poiché, con l’ingrandimento del 1736, ha subito numerosi rimaneggiamenti. L’interno, ad unica navata, presenta un ciclo di affreschi sull’arco trionfale del presbiterio e contiene arredi lignei quattrocenteschi, una pregevole tela rappresentante San Gregorio Magno con San Lorenzo e San Luigi, una grande croce astile del Trecento e un calice di fattura aostana risalente al tardo gotico.

San Sebastiano

San Sebastiano è la chiesa della frazione Comasira. Il primitivo impianto è databile alla prima metà del Quattrocento per via delle forme architettoniche del piccolo portale, della bassa copertura dell’abside con la caratteristica volta a botte e della presenza di affreschi tardo gotici.

Il presbiterio presenta un ciclo di affreschi cinquecenteschi raffiguranti i Santi Sebastiano e Lorenzo che a loro volta coprono quelli risalenti al secolo precedente, conservatisi solamente in corrispondenza della sacrestia e in piccole porzioni lungo la navata e sull’arco trionfale.

Durante i lavori di spostamento dell’altare, murato all’interno di questo è stato rinvenuto un prezioso reliquario.

Unico esempio nel territorio lecchese, all’interno di un contenitore in peltro sono posti un’ampollina di vetro e un reliquario d’oro lavorato ad agemina con le figure della crocefissione e dei Santi Nicola e Maurizio, risalenti al tardo secolo XII. Questo ritrovamento fa pensare che la costruzione del tempio gotico si fondi su una preesistenza romanica, andata probabilmente perduta a seguito di una calamità naturale. Tale ipotesi è ulteriormente rafforzata dalla tradizione orale che spiega la posizione isolata della chiesa, a monte rispetto al borgo, poiché la parte superiore di quest’ultimo sarebbe andata distrutta a seguito di una frana.

San Antonio Abate

La chiesa dedicata a San Antonio Abate si trova nella porzione più estrema del nucleo abitato di Vendrogno. Da antichi documenti è possibile datare l’inizio della costruzione al 1362 ad opera dei fratelli Antonio e Giulio da Fenile per autorizzazione di Giovanni de Campazi, prevosto di Bellano.

L’edificio presenta un aspetto cinquecentesco con rimaneggiamenti ascrivibili al XVIII secolo. Sul portale di ingresso è inciso l’anno 1784, periodo a cui, probabilmente, risalgono alcuni importanti lavori di sistemazione. L’originale campanile a vela è stato distrutto da un fulmine negli anni Venti del secolo scorso, ed è oggi sostituito da uno a torre.

Di particolare interesse sono gli affreschi presenti sia internamente che sulla facciata: su quest’ultima, ai lati del portale e fortemente compromessi dal tempo e dalle intemperie, è ancora possibile distinguere le figure di Sant’Antonio e San Cristoforo.

Sopra l’ingresso, invece, è rappresentata una Madonna con Bambino all’interno della Casa di Loreto accompagnata dall’iscrizione recante “GIORGIO DE GILLI DE BRUCA ANNO FATTO FARE QUESTA MADONNA DE LORETO PER SUA DIVOZIONE DIE XXI APRILE MDLXVII”.

All’interno della chiesa, invece, gli affreschi di epoca cinquecentesca raffigurano la Deposizione (1567) e la vita di Gesù (1581) lungo la parete destra, mentre sulla parete che fronteggia l’altare è raffigurato il Giudizio Universale per ricordare ai fedeli che lasciano la chiesa, dopo le funzioni, quanto sia importante una vita retta per non finire all’inferno.

Santa Maria Maddalena

Santa Maria Maddalena è la chiesa della frazione di Inesio. Di questo oratorio non si hanno notizie storiche certe; tuttavia un cartiglio dipinto sulla facciata riporta l’anno 1664, corrispondente ai lavori di ricostruzione anche se non specifica se tali opere hanno riguardato l’intero edificio o solo una parte.

La piccola chiesa si trova nel cuore della frazione e si affaccia sulla piazzetta che funge da crocevia per le due antiche mulattiere che collegavano Bellano con la Valsassina e l’alta Valvarrone.

Recentemente restaurato, l’interno ospita un bell’altare marmoreo sormontato da una pala del tardo Seicento incorniciata da stucchi.

San Rocco

San Rocco è la chiesa della frazione di Mosnico.

Costruita probabilmente nel XVI secolo in posizione orientale rispetto al nucleo abitato, essa contiene una pregevole statua di San Rocco, protettore dei viandanti e dei pellegrini e antiche stampe raffiguranti la Via Crucis.

La sacrestia è arredata con mobili intagliati risalenti al Seicento. La facciata rustica è composta da pietre a vista non lavorate, con l’eccezione di quelle che inquadrano il portale, ed è sormontata da un piccolo campanile a vela.

San Giacomo

San Giacomo è la chiesa della frazione di Sanico. Già esistente nel XIII secolo, come riportato nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, è tra le tre chiese più antiche della Muggiasca ed è posta all’estremità orientale del nucleo abitato, all’imbocco del sentiero per Mornico.

L’edificio ha subito un consistente ampliamento nella seconda metà del 1753 quando venne allungato ed alzato. Alcuni documenti risalenti alla visita pastorale del 1569 descrivono gli affreschi che decoravano le pareti interne con la raffigurazione di alcune scene della Passione e della Risurrezione di Cristo, mentre un’ancona molto articolata decorava il presbiterio.

Nella sacrestia, infine, era conservato un ritratto settecentesco del Beato Nicolò Rusca, oggi andato perso.

La facciata è molto semplice e presenta un portale in pietra sormontato da un timpano mistilineo. L’interno, a navata unica e dotato di due cappelle laterali, conserva un altare con stucchi di buona fattura, pregevoli dipinti, la pala d’altare e la statua lignea di San Giacomo del XVIII secolo.

A partire dal 1719, presso la chiesa si costituì la Confraternita di San Giacomo i cui affiliati erano in gran parte emigrati a Venezia.

San Bernardo

San Bernardo è la chiesa della frazione di Mornico. Considerando la sua posizione, fuori dal centro abitato così come prescritto dalle disposizioni di San Carlo, è possibile ipotizzare che la fondazione della chiesa sia posteriore al Cinquecento.

Originariamente intitolata a San Bassiano vescovo di Lodi, non si conosce l’anno in cui le venne data l’attuale dedicazione, a favore di San Bernardo abate di Chiaravalle, anche se vi è la certezza che questa risalga a prima del 1679 quando gli abitanti del luogo commissionarono il progetto di ampliamento dell’oratorio recante già la nuova titolazione.

Le volte e le decorazioni presentano caratteri settecenteschi, anche se la copertura del presbiterio, a crociera, sarebbe da far risalire a qualche decennio prima. Pregevoli sono i dipinti tra cui spicca una splendida pala d’altare raffigurante Gesù crocifisso attorniato dalla Madonna, San Carlo e San Sebastiano.

Madonna della Neve

La chiesa dedicata alla Madonna della Neve, Santuario della Santa Casa di Loreto, per i vendrognesi è semplicemente “La Madonnina”. Eretta nel 1630 per un voto fatto dai vendrognesi preservati dal flagello della peste, si trova sullo “Zucco” di fronte al nucleo abitato del paese, sopra un’antica cappelletta dedicata alla Madonna.

Si tratta di una costruzione molto semplice, di stile barocco, con interno ad unica navata con presbiterio e due cappelle laterali. La facciata è semplice, con pietre a vista e un portale in pietra sormontato da tre aperture che ricordano lo schema di una serliana.

Sopra il portale dell’ingresso laterale, invece, una lapide ricorda il rastrellamento nazifascista del giugno 1944, durante il quale tutti gli abitanti di Vendrogno vennero rinchiusi nella chiesa, mentre i militari perquisivano le case alla ricerca di partigiani.

Sul fianco della chiesa è inoltre presente una Grotta di Lourdes a ricordo della miracolata Emma Invernizzi: una ventiquattrenne vendrognese senza più umana speranza di vita portata a Lourdes in barella e tornata guarita. Nel dicembre del 1932 il Presidente del Bureau des Constatations de Lourdes riconosce miracoloso tale evento. Infine, nei pressi dell’ingresso, è presente una colonna a memoria del voto fatto dai vendrognesi per scampare alla peste.

All’interno la chiesa conserva una statua lignea della Madonna e pregevoli dipinti tra i quali una Madonna del latte con San Giuseppe, angelo e donatore del XVII secolo. L’altare maggiore è una originale ed elegante composizione di marmi e stucchi ed è preceduto da un importante architrave di legno intagliato sormontato da un grande crocefisso.

San Grato ai Monti

La piccola chiesa, dedicata a San Grato vescovo di Aosta, spicca isolata sull’omonimo colle dominante il lago. Vive della leggenda dei fratelli eremiti del Lario, facendo parte del circuito di torri di avvistamento dislocate sulle pendici dei monti affacciati sul lago.

La prima notizia documentata risale al 1679, epoca del suo ampliamento ad opera dell’architetto Giorgio Vitale, nativo della Muggiasca a cui seguirono, negli anni successivi, le opere per l’architettura dell’altare. Nel 1692 venne aggiunta la sacrestia, nel 1707 il campaniletto a vela.

Nel 1749, infine, venne aggiunto un piccolo corpo di fabbrica sul retro con la funzione di ospitare i pellegrini che qui si recavano anche dalle terre vicine per invocare al Santo la protezione sui loro raccolti.

In questi locali, a partire dal 2000, è esposta una mostra dedicata alla Resistenza in Muggiasca; nei pressi dell’ingresso, a tal proposito, è presente un monumento in memoria dei Partigiani che hanno combattuto su quei monti.

Nel 1931, durante un intervento di ridecorazione dell’interno ad opera del pittore Paolo Vitali di Bellano, venne alla luce un l’affresco sottostante che testimonia l’antichità della chiesa e che ha ricevuto un completo restauro nei primi anni Novanta.

All’interno oggi l’oratorio ospita una copia della statua lignea di San Grato, risalente al XIII secolo: l’originale, opera di grande pregio e di fattura aostana, è conservata nel tesoro della chiesa parrocchiale.

San Girolamo

San Girolamo Emiliani è la chiesa dell’alpeggio di Camaggiore. Sorge lontano dal centro abitato e gode di una vista privilegiata su Bellano e sul Lago di Como. Anche questo oratorio vive della leggenda legata ai fratelli eremiti poiché facente parte del circuito di avvistamento del Muggio.

La sua costruzione risale al 1893 grazie alla volontà dell’allora parroco di Noceno, nel luogo ove era presente un’antica cappella risalente al 1500. La dedicazione è a San Girolamo Emiliani, fondatore della congregazione che prese il nome di “Padri Somaschi”.

La piccola chiesa è stata ristrutturata nel 2001 e contiene una bella statua lignea di San Girolamo e un quadro donato da un abitante di Vendrogno emigrato in Brasile.

La devozione a San Gerolamo Emiliani raduna tanta gente ogni anno il 20 luglio in occasione della Messa per assicurarsi il suffragio del Santo contro i temporali e i fulmini.

Chiesetta ai Caduti per la Patria

La Chiesetta ai Caduti per la Patria si trova nella frazione di Tedoldo. Nel 1919 una piccola cappelletta preesistente venne ricostruita e dedicata a San Rocco. L’edificio venne poi ampliato nel 1923, anno in cui si decise la dedicazione alla Vergine Assunta.

L’aspetto attuale e la nuova ulteriore dedicazione si deve ai rimaneggiamenti del 1976, come ricordano alcune lapidi poste sulla sua facciata.

Posta a monte dell’alpeggio, l’oratorio si compone di un portico a doppio arco che di fatto ne costituisce la facciata, con vista sull’alpe e sul lago e sormontato da un piccolo campaniletto a vela. Alle spalle del portico un piccolo ambiente costituisce la chiesa vera e propria.

San Charbel

San Charbel è la chiesa della frazione di Lornico. Sorge in una posizione soleggiata e riparata dai venti a monte del centro abitato.

Di recentissima costruzione è stata inaugurata nel 2011 e dedicata al Santo libanese. All’interno è presente un affresco raffigurante la Madonna delle Lacrime di Lezzeno, Santa Chiara e San Charbel. La struttura è molto semplice, esternamente l’ingresso è preceduto da un piccolo portico e sul tetto è presente un piccolo campanile a vela.

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